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Il Giappone e la nascita dello Streetwear

Il Giappone e la nascita dello Streetwear

“STREETWEAR” è oggi, probabilmente, uno dei termini che vengono utilizzati più di frequente dalle nuove generazioni e nei contesti più disparati; la strada non è più un luogo reale, ma diventa un luogo della mente, una realtà determinata e fortemente strutturata.
Non vivi la strada, sei la strada. Per questo motivo devi sempre averla con te, dovunque e comunque.

Ma quello che davvero accomuna tutti è lo stesso atteggiamento Naif, forzatamente ingenuo e sicuro di sé ai limiti dello sconveniente. Oggi chiunque parla di Streetwear, nella maggior parte dei casi le opinioni espresse sull’argomento sono basate su una scarsa conoscenza.

Quello che voglio raccontarvi oggi, è dove ma soprattutto come è nato lo Streetwear giapponese. Una sottocultura che cresceva prima dei social, senza la rete  e a totale appannaggio di chi amava “davvero” questo stile, questo modo di esprimere la propria personalità. Un vero e proprio anno zero di un eccezionale e creativo modo, non solo di vestire, ma di essere” i primi”.

Nascita dello streewear Giapponese

Innanzitutto, dobbiamo partire da Urahara, abbreviazione di Ura-Harajuku, che letteralmente significa”The Hidden Harajuku“, la nascosta Harajuku.
È proprio questa piccola area quella che passerà alla storia per essere stata la casa dello Streetwear del “Sol Levante”.

A metà degli anni ’90, a Tokyo,  le strade erano piene di negozi sconosciuti e spesso senza nome, ma con un “qualcosa” di particolare che gli dava un anima. Diverse realtà commerciali iniziavano a proporre i nuovi trend  provenienti dall’America e dall’Inghilterra, attraverso l’importazione di capi legati alla scena Hip Hop e Punk.


 A Store Robot e Vintage King sono stati i primi stores ad avere avuto una visione della nuova wave. La loro idea, infatti, non era solo quella di fare conoscere i prodotti stranieri, ma cercare di ravvivare nei giovani giapponesi la curiosità. Non a caso, questi capi d’abbigliamento dovevano essere presenti il più possibile facendo sì che i brand diventassero un autentico argomento di conversazione. Innescando un vero e proprio “word-of-mouth advertising” tra i giovani, che si scambiavano pareri e informazioni su dove trovare quella t-shirt o quel denim.

A Bathing Ape


Nowhere è di sicuro “la Mecca” degli store di Streetwear. Quando aprì i battenti, non era tanto di più che una piccola bottega gestita da due sconosciuti.  Jun “Jonio” Takahashi e Tomoaki Nagao, meglio noto come Nigo, un’altra pietra miliare lungo la strada alla scoperta del mondo street nipponico. Il loro shop Nowhere, altro non era che il risultato di quella curiosità improvvisamente rinata nei giovani.

Ma ci voleva il look giusto che, guarda caso, trovavi proprio lì, nel tuo store preferito.
Ma ciò che importava davvero, non era di certo come si chiamasse il negozio. Un nome non crea un movimento, un modo di essere. Le vie di Harajuku, infatti, non avevano nomi; prima di scoprire le novità in vendita, era proprio il posto la prima scoperta. Questo era il bello. Il negozio era diviso in due parti, e lì Nigo si dedicava alla stampa delle sue t-shirt, il vero inizio di A Bathing Ape, quella che in molti sostengono essere l’essenza di Urahara.


Un’altra figura che ha fatto  parlare di sè, è il designer/rocker- in pieno stile Slash- Nobuhiko Kitamura. Con il suo brand Hysteric Glamour, era  il portavoce dei fan delle rock band anni ‘70 e dei cultori dei film d’exploitation. Il cui comune denominatore era il “Motorpsyco!”di Russ Meyer. Altri personaggi, grandi pionieri dello Street style, che in quel preciso contesto sociale e culturale contribuirono a gettare benzina sul grande fuoco della nuova Wave SK8THING, vero compagno di merenda di NigHikaru Iwanaga (Bounty Hunter), Tetsu “TET” Nishiyama (WTAPS e FPAR) e Goro Takahashi (Goro’s). Ognuno di loro riversava nelle strade delle letterali cascate di creatività. Tutti con modalità così distinte l’una dall’altra in tanti stili unici, da mandare ben presto fuori di testa i “Kids” nipponici.

Nuovo streetwear a Urahara?

La possibilità, esistente o no, che un movimento simile possa nascere nuovamente a Urahara. Anche su questo argomento, “googlando” qua e là, ho notato diverse teorie interessanti: c’è chi parla di Pechino e Seoul come loci deputati  per una possibile rinascita, altri, invece, sono molto più pessimisti al riguardo. In un mercato globale che abbatte ogni distanza, fisica e culturale, risulterebbe inutile, e anche riduttivo, legare un movimento ad un luogo specifico.
Una cosa però è innegabile: Urahara non è stata soltanto la casa di brand  prestigiosi, ancora oggi universalmente riconosciuti, ma rappresenta, e così sarà sempre,  un punto di riferimento per le nuove leve, un serbatoio inesauribile di idee e creatività allo stato puro. Detto questo, quando sentite in giro gente che parla di Streetwear senza avere la minima idea di chi siano stati i suoi veri pionieri, fareste meglio a ricordarglielo.

Il Giappone e la nascita dello Streetwear

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