fbpx

Lo streetwear approda in Italia

Lo streetwear approda in Italia

Ormai è da anni che lo streetwear fa parte della nostra quotidianità, sia a livello culturale che come modo di vestire. Tutti noi indossiamo sneaker e felpe sportive e ascoltiamo musica hip hop. A chi più e a chi meno, ci piace sperimentare e mischiare stili diversi, abbinando ad esempio un capo classico a qualcosa di street, appunto. Ecco: tutte queste nostre “abitudini” non sono mere fantasie moderne, ma trovano origine nello streetwear. Senza esagerare, possiamo proprio dire che si è radicato nel profondo nell’immaginario collettivo, catturando l’attenzione di tutti, anche dei più scettici. Ma sapete dove e quando è nato? In Italia, in Germania o in Francia? La risposta esatta è: in America. Più precisamente a Laguna Beach, in California, tra fine anni ‘70 e inizio ‘80.

C’è però da precisare una cosa: lo streetwear inizialmente indicava il tipo di abbigliamento usato dai ragazzi che amavano fare surf e skateboard. Solo col tempo, ha assunto un significato più ampio, affermandosi come un vero e proprio movimento culturale, un vero e proprio lifestyle da abbracciare in tutti i campi della vita.

E vogliamo parlare dei brand che hanno fatto la storia dello streetwear? Come non citare i due più importanti: Stussy e Supreme. È anche vero, però, che tanti altri hanno influito, in modo più o meno incisivo. Giusto per non escludere e non offendere nessuno, citiamone alcuni. Off ShoreOcean Pacific, BlauGrun. Ma è stato Shawn Stussy il vero fondatore dello streetwear. Tutto è iniziato nei primi anni ‘80 quando questo bravissimo designer di tavole da surf decise di provare a sperimentare con qualche altro articolo. Iniziò così a personalizzare t-shirt con il logo delle sue tavole da surf e a venderle. Il successo, come del resto l’originalità di queste magliette, era assicurato! In poco tempo, Stussy riuscì a conquistare tutti, influenzando, forse senza neanche saperlo, lo streetwear futuro. E passando all’altro brand storico. Supreme si distinse negli anni ‘90 nel mondo degli skater, come un marchio decisamente moderno e fuori dagli schemi, proponendo look comodi ma, allo stesso tempo, originali ed esclusivi.

Forse sono stati proprio l’originalità e la comodità dell’abbigliamento streetwear a farne un pezzo da museo.

Ma anche la cultura che si cela dietro esso ha, senza dubbio, contribuito a decretarne il successo

A partire dagli anni ‘90, a livello globale. Non si tratta infatti solo di un specifico modo di vestire, lontano dalle linee classiche e tradizionali dell’alta moda. Riguarda un movimento sottoculturale e popolare, per certi versi, anticonvenzionale e sovversivo, nato appunto in strada. Dove a dettare legge sono la disuguaglianza sociale e le esperienze crude della vita. Il nemico assoluto sono il benessere e il sistema. Qui regna l’idea del “cavarsela da soli”: non si ha bisogno di nessuno e soprattutto dei soldi dei ricchi e potenti.

Sta di fatto, però, che, nel corso degli ultimi decenni, lo streetwear ha abbandonato il suo carattere prettamente sottoculturale ed è diventato parte integrante della cultura collettiva, entrando a far parte dell’industria della moda vera e propria, quella che conta.

Lo streetwear in Italia

Tutti noi indossiamo sneaker e felpe sportive, non solo per quando andiamo in palestra o vogliamo essere più sportivi. Ma oggi come oggi li indossiamo quotidianamente. Perché? Perché vogliamo essere comodi. Ecco: questo concetto dello “stare comodi”, per tutta la giornata, deriva direttamente dallo streetwear. E non ci dobbiamo meravigliare, se la sportività ha preso il posto di lunghi vestiti con strascico e di smoking! Perché non è proprio così. Lo streetwear, o detto anche sportwear, oggi si fa chic; il comfy e il casual si fondono con il trendy e l’alta sartoria.

A darne prova sono soprattutto brand di lusso e non che propongono capi sportivi e street abbinati a linee e forme più classiche. E la gente sembra proprio apprezzare! Come ben dimostrano i numeri. Secondo l’edizione 2018 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy, in collaborazione con TradeLab, infatti, nel 2017 si è registrato un fatturato di circa 6 miliardi di euro per l’acquisto di articoli sportivi.

Sembra proprio che la moda oggi sia cambiata: si nutre di mix and match, di contaminazioni tra stili e culture diverse. E fra tutti, lo streetwear è il protagonista assoluto, in Italia e nel mondo. Ma quali sono i brand di streetwear più in voga in Italia? Eccoli qui.

1) Palm Angels

È il brand di streetwear più famoso in Italia by Francesco Ragazzi, giovane designer milanese, di 34 anni. Quello di Palm Angels è uno stile che piace molto, infatti non è solo famoso in Italia ma anche all’estero, soprattutto in America, in particolare a New YorkIl richiamo al mondo e alla moda degli skater, alle mitiche spiagge di Los Angeles, è ben evidente nelle fantasie e nei colori utilizzati. Le forme comode e destrutturate si fondono con dettagli sartoriali, il casual con il chic, l’antico con il moderno. Ed è questa l’essenza di Palm Angels: la coesistenza e la fusione di elementi contrari. Di grande tendenza, le sue t-shirt con scritta o con stampa, le sue felpe e le sue tute.

2) Slam Jam

Altro marchio storico di streetwear, che è stato fondato da Luca Benini nel 1989. Nonostante le sue origini nella periferia rurale di Ferrara, nel tempo ha saputo distinguersi per qualità e originalità, conquistando il mondo della moda italiana ed internazionale. Oggi come oggi Slam Jam, oltre ad essere impegnato nella realizzazione dei propri prodotti, collabora con altri marchi, distribuendoli e vendendoli.

3) GCDS

Acronimo di “God Can’t Destroy Streetwear”è un brand 100% italiano by i fratelli Calza, Giuliano, il direttore creativo, e Giordano, l’amministratore delegato. Seppur nato nel 2015, in soli pochi anni, è riuscito a raggiungere un fatturato da 10 milioni di euro. Questo grazie alla qualità del brand, 100% made in Italy, e all’originalità dei prodotti. I primi capi a vedere la luce sono state le iconiche felpe con la scritta “GCDS” (indossate anche da qualche youtuber). Subito hanno riscosso un successo mondiale, tant’è che negli ultimi due anni, i fratelli Calza hanno deciso di ampliare la gamma di prodotti, comprendendo t-shirt, giacche e impermeabili. Ma non si sono fermati a questo: già proprietari di locali e ristoranti, dopo il successo di GCDS, hanno creato una collezione per bambini, hanno aperto il primo flagship store a Milano e hanno lanciato una linea di beauty.

4) Dream Yourself

Anch’esso, brand nato in famiglia, nel 2013, dai fratelli pugliesi Manta, Lorenzo ed Emanuele. Pensata per i sognatori del presente, Dream Yourself è un brand interamente italiano, che si fonda sulla qualità dei materiali e sull’attenzione ai dettagli. Punti cardini di questo brand sono una moda eco-sostenibile, rispettosa della natura, e un design ricercato. I volumi sono morbidi, la vestibilità comoda e pratica, senza però dimenticare il “fascino street.” Famosissimo il logo “I’m a dreamer”.

5) IUTER

Ultimo, ma non ultimo, brand storico di streetwear italiano da citare è IUTERNato nel 2002 dalle idee di un gruppo di ragazzi milanesi, fin da subito, si è saputo distinguere per qualità dei materiali e design creativo e, per certi versi, molto innovativo. Le grafiche si rifanno al mondo della musica, dei graffiti e dello snowboard. Seppur il richiamo alla cultura degli skater e dell’hip hop è ben evidente, IUTER ha sempre cercato di sperimentare e giocare con la moda, conciliando le sue origini street con la raffinatezza della sartoria italiana. Anche in questo caso, si tratta di un brand 100% made in Italy; infatti, i capi vengono realizzati in una fabbrica vicino a Milano. Questo carattere tipicamente italiano di Iuter e di altri brand di streetwear è veramente importante da rimarcare perché non solo denota la loro serietà, ma anche la loro volontà di volersi elevare e distinguere dalla massa.

Lo streetwear approda in Italia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su