fbpx

Street Art e Graffitismo: partiamo dalle basi

Perché questo articolo? Per due motivi principali: per una necessità e per un favore. Innanzitutto, perché non è lecito parlare di street art se non se ne conosce le origini. Per fare un regalo ad un amico che, in qualità di street artist, mi ha chiesto di spiegare a tutti quali siano le differenze tra i due movimenti.

Street Art e Graffitismo 

Sono due forme d’arte distinte e diverse, però, è errore comune parlare dell’una o dell’altra indistintamente. Cerchiamo quindi di chiarire un po’ le idee.

Il Graffitismo comunica attraverso spray e marker e i soggetti sono spesso legati allo studio della lettera, mentre la più ampia categoria di Arte di Strada include anche altre tecniche quali la Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni Video e le Installazioni.

C’è chi sostiene che la Street Art sia la madre del Graffitismo e chi invece sostiene che sia stata quest’ultima corrente a dare inizio a tutte le altre. 

Di fatto è difficile affermare dove esattamente l’Arte di Strada sia nata, ma possiamo partire dalla certezza che questa forma d’arte si sia formata grazie alle influenze della Pop Art.

Non sapendo con precisione chi sia stato a dare il via a questo movimento, la sua origine è collocabile attorno agli anni Ottanta a New York. Infatti, tra i primi street artist moderni, troviamo Haring. E’ solo però dal 2000, con l’arrivo sulla scena della street di Banksy, che il fenomeno è esploso a livello mondiale.

I Graffiti è un po’ come se invece esistessero da sempre. Si tratta di un fenomeno antropologico. Il Colosseo stesso è ricoperto di scritte lasciate da sconosciuti nel corso dei secoli. Negli anni ‘60, l’apparizione della bomboletta aerosol ha offerto ai giovani degli anni ’70 e ’80 uno strumento particolarmente efficace per lasciare delle iscrizioni sui muri delle città. E’ stato quindi lo spray a dare slancio al movimento dei Graffiti, dominato dalla cultura hip-hop in America e da quella punk-rock in Europa. Il riconoscimento del primo writer moderno va a Taki 183.

Per i graffitari, il coraggio è il principale elemento per giudicare la qualità di un intervento. 

La performance serve a trasgredire e a provocare. 

Ai writers interessa solo il riconoscimento degli altri writers. La Street Art vuole invece sedurre quanti più spettatori possibili. Il tratto distintivo dei graffitari è costituito dalla quasi maniacale ripetizione di uno pseudonimo su qualsiasi superficie. Sono gli unici a poterlo decifrare e questo contribuisce ancora di più alla non-comprensione delle loro azioni da parte della società. Da sottolineare inoltre come alla base di ogni opera di Arte Urbana ci sia sempre un qualche progetto più grande e completo. Non si tratta solo di disegnare un volto, un corpo, un cuore o un personaggio fine a se stesso, ma si vuole trasmettere un’emozione, raccontare una storia, condividere esperienze/situazioni e dare speranza.

Basti pensare a Kilroy was here, il primo progetto di Street Art mai esistito.

I soldati americani della Seconda Guerra Mondiale disegnavano il volto di questo omino stilizzato con la scritta “Kilroy è stato qui” senza minimamente sapere che avrebbero dato così vita a un processo senza precedenti.

Loro volevano solo lasciare un messaggio.

Se inizialmente, la convinzione generale era quella per cui i writers deturpavano lo spazio pubblico, mentre gli street artists lo abbellivano, oggi, differenziando da graffito e graffito, forse questa affermazione assume un altro punto di vista.

Un conto è la tag “scarabocchiata” su qualsiasi superficie, altra cosa è invece un graffito dettagliato e colorato. Forse, uno dei motivi per cui le due correnti vengono spesso confuse è proprio questo: ci sono graffiti che vengono studiati nei minimi dettagli e colori e che, in parte perdendo le funzioni originali, abbelliscono e colorano comunque i grigi spazi urbani.

A ciascuno la libera scelta di apprezzare più l’uno o l’altro e di distinguerli o no. Quello che è facile intuire è che le due correnti, nate con scopi e tratti distintivi diversi, hanno in un qualche modo subito uno stesso percorso: nate libere e illegali, sono state tratte in inganno dal fascino del marketing, del fenomeno internet e da quello pubblicitario. Fortunatamente per entrambi i movimenti, dopo un primo momento di perdizione, sembrano entrambi essere tornati alla ricerca delle proprie origini, all’insegna del libero spazio e della libera arte. Un’altra storia è invece la corrente degli Artisti Urbani, cioè tutti coloro che disegnano sui muri in modo del tutto legale. Ma questa è un’altra storia di cui parleremo successivamente.

Street Art e Graffitismo: partiamo dalle basi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su